Visita ai Trulli nella Valle d'Itria
L'immagine del trullo, costruzione rurale senza tempo, è da sempre associata alla Puglia come una delle espressioni più tipiche della sua anima contadina. Popola le province di Bari, Brindisi e Taranto, trovando la consacrazione assoluta e monumentale nella città di Alberobello. La città fatta di trulli, occupa un terreno fortemente sottoposto all'azione erosiva delle acque meteoriche, tanto in superficie quanto in profondità; le rocce calcaree stratificate offrono così il materiale da costruzione che contraddistingue non solo l'immagine della città ma l'intero territorio, Probabilmente il termine trullo deriva da alterazioni della parola latina "turris" (torre) in quanto ricorda nella sua struttura tale costruzione. Particolare che contraddistingue questo tipo di abitazioni è il fatto di essere costruiti interamente a secco, senza cioè l'utilizzo di materiali come la malta. Questo metodo deriva dal fatto che Giovanni Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano, noto anche come "il Guercio", voleva creare in questa zona della Puglia un feudo tutto suo indipendente dalla corte di Napoli, per questo motivo incitò i contadini e le loro famiglie a vivere lì. Ma quando un editto impose l'autorizzazione regia su ogni costruzione, il conte di Conversano, impose ai sudditi l'impiego di pietre a secco con assoluto divieto dell'utilizzo della malta. Così in caso di ispezioni governative, i trulli potevano essere smontati e rimontati in poche ore. Si è inoltre scoperto che lasciando vuoti gli spazi tra una pietra e l'altra, si creavano cuscinetti d'aria capaci di assorbire le variazioni climatiche e oscillazioni sismiche. Oggi i trulli di Alberobello sono circa un migliaio, vincolati come monumento nazionale dal 1930 e di recente entrati a far parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO.